A un centimetro

Non è stato il bacio.

È stato quello che è successo prima.

La stanza era quasi buia. Una luce laterale, morbida.
Nessuna musica. Solo il rumore leggero del traffico lontano.

Lei era seduta sul bordo del divano.
Lui in piedi, davanti.

“Perché mi guardi così?” ha chiesto lei.

Non era una sfida.
Era un invito a non mentire.

“Perché stai trattenendo qualcosa.”

La voce di lui non era più bassa del solito.
Era più lenta.

Ogni parola cadeva con precisione.

Lei ha inspirato.
Il petto si è sollevato appena. Lui l’ha notato.

La distanza tra loro non era imbarazzo.
Era tensione calibrata.

“Non sto trattenendo niente.”

Lui si è avvicinato di un passo.

“Non con le parole.”

Il modo in cui lo ha detto ha fatto scendere qualcosa lungo la schiena di lei.
Non paura. Non freddo.

Attesa.

La seduzione non è toccare.
È sapere quando non farlo.

Lui si è chinato, fermandosi a un centimetro dalla sua bocca.
Abbastanza vicino da farle cambiare respiro.

“Adesso?” ha sussurrato.

Lei avrebbe potuto chiudere lo spazio.
Non l’ha fatto.

Ha lasciato che fosse la voce a fare il resto.

“Adesso sì.”

Non era il volume.
Era la vibrazione.

Il bacio è arrivato come una conseguenza, non come un gesto.

Prima c’era stato il silenzio carico.
Il fiato condiviso.
La consapevolezza di essere desiderati.

La voce può entrare dove le mani arrivano dopo.

E quando qualcuno sa usarla bene,
il corpo non si difende.

Si arrende.

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