Durante alcune conversazioni succede una cosa curiosa.
Diciamo qualcosa di semplice, magari un racconto o un’opinione, e l’altra persona non risponde con una frase. Risponde con una domanda.
All’inizio non ci facciamo caso.
“Davvero?”
“E perché?”
“E tu cosa hai fatto?”
La conversazione continua così per qualche minuto, quasi senza accorgercene. Ogni frase che pronunciamo viene accolta da una nuova domanda.
Non è necessariamente un modo di evitare la risposta. Spesso è l’esatto contrario.
Chi risponde con una domanda sta cercando di entrare più a fondo nel discorso dell’altro. Invece di portare subito il dialogo verso il proprio punto di vista, lascia che la conversazione resti ancora un momento nel territorio di chi sta parlando.
La voce in questi casi ha un ruolo molto preciso.
Il tono non chiude la frase, la apre.
Le domande non suonano come un interrogatorio. Sono piccole aperture che tengono la conversazione in movimento.
Chi ascolta percepisce questa differenza. Non si sente corretto o contraddetto. Si sente invitato a continuare.
È per questo che alcune persone riescono a sostenere conversazioni molto lunghe senza parlare davvero molto di sé.
La loro voce non serve a prendere spazio nel dialogo.
Serve a farlo continuare.


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