Quello che non ha detto

Non era la prima volta che cenavano in silenzio.

Ma quella sera il silenzio non era stanchezza.
Era attesa.

Lui aveva appoggiato il telefono a faccia in giù.
Un gesto piccolo. Nuovo.

Lei lo aveva notato senza guardarlo davvero.
Certe cose si sentono prima di vedersi.

“Com’è andata oggi?”

La domanda era semplice. Abitudine quotidiana.
Lui ha risposto subito.

“Normale.”

Normale è una parola che chiude.

Lei ha annuito. Ha continuato a mangiare.
Il rumore delle posate sembrava più forte del solito.

Non era successo nulla di preciso.
Nessuna prova. Nessuna scena.

Solo una distanza sottile, come una piega nel tessuto.

Lui ha iniziato a raccontare un episodio dell’ufficio.
Ha sorriso mentre parlava.
Un sorriso che non chiedeva complicità.

Lei ha capito in quel momento.

Non c’era un’altra donna.
Non ancora.

C’era un altrove.

Un posto dove lui stava già andando con la testa, con le parole, con quell’energia che una volta portava a casa.

“Sei felice?” ha chiesto lei, all’improvviso.

Lui ha alzato gli occhi. Sorpreso.

“Certo.”

Troppo veloce.

Lei non ha replicato.
Non ha accusato.
Non ha pianto.

Ha solo osservato il modo in cui lui aveva risposto.
Non il contenuto.
Il modo.

La voce era piatta. Corretta.
Ma non c’era calore.

A volte la verità non si nasconde in ciò che viene detto.
Sta in ciò che non vibra.

Quella notte lui si è addormentato subito.
Lei è rimasta sveglia a guardare il soffitto.

Non pensava a un tradimento.
Pensava a quando aveva smesso di sentirsi cercata.

Il giorno dopo non è successo nulla di drammatico.
Si sono salutati come sempre.

Ma qualcosa si era spostato.

E lei lo sapeva.

Non per quello che lui aveva detto.
Per quello che non aveva messo nella voce.

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